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Tribunale dei Minori - Bologna
È un provvedimento destinato a far discutere quello preso dal Tribunale dei minori di Bologna che, traendo spunto dalla sentenza emessa dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione nello scorso gennaio, ha disposto l'affido di una bambina di tre anni a una coppia omosessuale. I due uomini, cinquantenni e assieme da molti anni, saranno dunque i genitori affidatari della piccola, il cui allontanamento dalla famiglia d'origine è stato deciso dal giudice, che ha ravvisato nelle mura domestiche della bambina una situazione non ideale per la sua crescita serena.
La soluzione dell'affido è diversa da quella dell'adozione poiché non prevede l'interruzione del rapporto tra il bambino affidato ed i suoi genitori naturali, anzi di norma si agisce affinché il legame venga mantenuto, pur se svuotato della quotidianità che caratterizza la normale convivenza di una famiglia.
L'adozione, diversamente, interrompe ogni legame con i parenti naturali, sostituiti, di fatto, da quelli adottanti. L'adozione in Italia non è consentita da parte di coppie composte da persone dello stesso sesso. La legge, infatti, prevede che la pratica dell'adozione sia possibile solo per chi è sposato: non essendo possibile per gli omosessuali unirsi in matrimonio, la diretta conseguenza è che non possono diventare genitori adottivi.
Stabilita la differenza tra i due tipi di provvedimenti, resta il fatto che il giudice minorile bolognese, con questa disposizione, ha aperto una strada. Strada che potrebbe anche non essere "in discesa": la Procura dei minori aveva già espresso parere contrario all'affidamento della bambina ai due uomini. Il Tribunale, tenuto conto del profondo legame affettivo che lega la piccola ai due uomini e sentito il parere favorevole dei servizi sociali, ha disposto diversamente ed ora non è escluso che il Pubblico ministero presenti una nuova opposizione.
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